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  Il Progetto Educativo illustrato nel presente documento è stato stilato dalla nostra Comunità Capi alla fine di un lungo e laborioso lavoro e rappresenta la proposta educativa che i capi faranno ai bambini, ragazzi e giovani del gruppo scout nei prossimi tre anni associativi.

Il Progetto parte da un’analisi generale della realtà del gruppo, della Comunità Capi, del mondo giovanile, del territorio in cui viviamo, nonchè sulla base delle esperienze fatte e della verifica di queste, in questi quattro anni di vita del Gruppo.

Appunto in questi quattro anni, in Comunità Capi si è assistito ad un viavai di aspiranti capi scout ma che tali sono rimasti in quanto, a causa dell’iniziale “immaturità” del Gruppo, si sono ben presto allontanati per evidenti aridità metodologiche. Si può affermare che l’attuale organigramma valido per l’anno scout 2002-2003 e quì di seguito elencato, da queste circostanze ha trovato maggior vigore e buoni propositi per proseguire più speditamente lungo il cammino fortemente voluto da Don Antonio Bottazzo, fautore dell’A.G.ES.C.I. a Casarano.

Chirizzi Agostino - Capo Unità R/S - Staff-tutor tirocinanti e Tesoriere
Primiceri Massimo - Capo Unità E/G e Aiuto Capo Gruppo
Mameli Salvatore - Capo Unità L/C
Memmi Rosalba - Capo Gruppo e Capo Unità R/S
Moscagiuri Bruno - Aiuto Capo in Unità R/S
Memmi Rocco - Capo Gruppo e Aiuto Capo Unità L/C
D’Astore Maurizio - Capo a disposizione
Albanese Loredana - Capo Unità E/G
De Matteis Lucia - Capo Unità L/C e Staff-tutor tirocinanti
Don Luca Papa - Assistente Ecclesiastico

Nel Progetto vengono così individuati i principali obiettivi educativi ed i valori a cui educare.

PRIMO OBIETTIVO:

Abbiamo notato che, nei primi quattro anni di vita del Gruppo, le Branche sembravano dei gruppi separati con vita propria. Da questo, l’esigenza di:

1. Riscoprire l’unità del Gruppo,
2. Uniformare lo stile ed il pensiero,
3. Rendere trasparente e unitaria la gestione economica,

Da raggiungere attraverso i seguenti strumenti:

a. Individuare almeno uno dei due Capo-Gruppo che possa espletare esclusivamente tale funzione;
b. Relazione periodica dei Capi Gruppo sulle attività svolte nelle tre Branche;
c. Contabilizzare la “cassa di gruppo”, dove confluiscono tutti i finanziamenti ed altre risorse economiche di ogni singola Branca che vengono messe a disposizione di tutti “secondo i bisogni di ciascuno”;
d. Favorire le attività ed i momenti di fede di Gruppo al fine di rafforzarne l’unità, lo scambio di esperienze e rendere più manifesta la Progressione Personale Unitaria fra le Branche;
e. In Comunità Capi:
- Scrupolosa partecipazione ai campi formativi di base (creare una base metodologica comune),
- ricercare luoghi ed opportunità di formazione permanente,
- accogliere ed accompagnare i tirocinanti, pianificando preventivamente il loro approccio con l’A.G.ES.C.I a mezzo di incontri formativi con uno “staff-tutor”, prima dell’inserimento in Comunità Capi.

SECONDO OBIETTIVO

Da un’analisi fatta è emerso che i genitori dei ragazzi scout, vedono l’Associazione come una delle tante palestre frequentate dai figli, ossia un Ente dove viene pagata una retta per usufruire di uno specifico servizio.
Per evitare che questo modo di pensare e di vedere l’A.G.ES.C.I. possa espandersi, abbiamo pensato ad un cammino da intraprendere con i genitori ed anche con le altre realtà vicine a noi, al fine di:

1. Aiutare i genitori a capire, in modo più ampio, il metodo scout,

2. far aumentare la sensibilità e la coscienza che l’educazione dei figli si attua con la piena collaborazione dei genitori,
3. ottimizzare l’intervento educativo, consapevoli che il mondo giovanile è socialmente inserito in diverse realtà, ciascuno con imput educativi differenti (famiglia, scuola, tempo libero, parrocchia, associazioni sportive, ecc.),
4. Far prendere coscienza che il cammino di formazione del ragazzo non è limitato ad una sola Branca (Progressione Personale Unitaria),

Da raggiungere attraverso i seguenti strumenti:

a. Incontri periodici e programmati con i genitori, in cui si affrontano tematiche educative;
b. Momenti di crescita di Fede comunitaria;

TERZO OBIETTIVO

Coniugare la semplicità del nostro metodo con le urgenze educative, riappropriandoci dello scouting, della spiritualità scout e della natura, da vivere ed amare come ambiente privilegiato.
“All’educazione del ragazzo” è quello a cui teniamo di più, per questo abbiamo individuato alcune aree d’impegno prioritario, non necessariamente elencate in ordine d’importanza, in rapporto alle “urgenze educative” rilevate:

1. Educare ai valori cristiani,
2. Curare e verificare la Progressione Personale Unitaria,
3. Crescita nel metodo scout,
4. Maturazione della creatività, dello spirito d’iniziativa, della fiducia in se stessi, dell’autonomia e della responsbilità,
5. Saper scoprire i talenti di ciascuno, coltivandoli nel tempo, per metterli al servizio degli altri,
6. Mantenere viva la coscienza nei confronti di una società che abitua al cattivo uso della moderna tecnologia (telefonini, computer, internet, televisione, ecc.) che spesso spinge i giovani all’individualismo, all’egoismo, all’assoluta mancanza di rapporti sinceri, ecc.,
7. Formare il “buon cittadino” che vive e crede in una società fondata sull’amore, sulla pace, sulla corresponsabilità, sul rispetto, sulla responsabilità, ecc.,
8. Educare alla coscienza ecologica,
9. Educare ad essere laboriosi ed economi,
10. Imparare a progettare la propria vita.

Da raggiungere attraverso i seguenti strumenti:

a. partecipazione alle varie forme della vita ecclesiale;
b. partecipazione ed animazione della S. Messa domenicale, con cosciente accostamento ai Sacramenti in seguito ad approfondimento personale e/o comunitario;
c. riscoperta dell’importanza della preghiera personale e comunitaria;
d. Costante e puntiglioso utilizzo delle schede personali dei ragazzi;
e. Favorire le “uscite” (possibilmente avventurose) e le attività tecniche per migliorare le competenze, abilità manuale e scouting, così da favorire anche il buon uso degli strumenti che la civiltà moderna ci offre;
f. Inventariare minuziosamente tutto il materiale in possesso del Gruppo (di Branca, di Squadriglia, ecc.);
g. Qualsiasi autofinanziamento dovrà essere “mirato” al reale fabbisogno del momento;
h. Rendere partecipi le Branche, ad ogni livello, della stesura annuale del Programma e del Calendario delle attività delle rispettive Unità, verificandone e rispettandone le scadenze.

QUARTO OBIETTIVO

Obiettivo indispensabile in quanto Gruppo cittadino che fa proprio il Patto Associativo come mezzo di crescita, anche attraverso:

a. La partecipazione ed animazione delle S. Messe nelle varie Parrocchie cittadine;
b. Fattiva collaborazione con le altre realtà sociali ed ecclesiali presenti nella parrocchia e sul territorio.

RIFLESSIONI CONCLUSIVE

Non esistono, nel metodo scout, strumenti validi o non validi.
Un gioco, un’ambientazione, una canzone, un simbolo o uno sguardo possono essere sia strategie vincenti che scelte palesemente sbagliate, a seconda di come e quando vengono agiti.
Il motto, il cerchio, il fuoco, lo zaino, la preghiera, la torcia, l’hike, la strada e quanti altri strumenti lo scautismo suggerisce, devono essere appropriamente usati e valorizzati nelle attività, tenendo conto della specificità delle singole branche.
Crediamo che solo così l’originalità e lo stile della proposta scout possono davvero arrivare ad affascinare e ad educare chi le riceve.

VERIFICA DEL PROGETTO EDUCATIVO DI GRUPPO

Pur se a scadenza triennale, la verifica annuale dell’attuazione del Progetto Educativo sarà effettuata nel mese di settembre, prima della ripresa delle attività.
Conseguentemente, gli staff di Unità presenteranno, entro il mese successivo, le attività più rilevanti così da garantirne l’aderenza al Progetto.

“...Qualcuno più bravo di me, penso, è capace di tenere i ragazzi occupati e di farli progredire senza lavorare con alcun sistema speciale: io confermo di non saperlo fare.

Il solo modo in cui personalmente arrivo a far qualcosa e di fare prima qualche programma preciso e quindi di lavorare su quella base.

Non è esagerato dire che i risultati ottenuti con un programma sistematico valgono quattro volte quelli ottenuti con programmi improvvisati.

Inoltre è formativo insegnare ai ragazzi a programmare il loro lavoro in anticipo: e conoscendo lo scopo cui mirano divengono ancora più ansiosi di conseguirlo.”

(B.-P., Taccuino, pag. 38)